Visualizza articoli per tag: contraffazione

Quanto è vasto il mercato della contraffazione in Italia e in Sardegna? Risposta semplice: molto. Troppo, ci sarebbe da dire. Ma per capirne la reale portata si può partire dall'unico report che contiene di dati aggregati dei sequestri effettuati in Italia nell'arco di un decennio. Dati ufficiali, riferiti al periodo 2008-2018 che sono riportati nel rapporto Iperico stilato nel marzo 2020 dal ministero dello Sviluppo economico: si tratta del dossier più aggiornato in materia. Contiene i numeri dell'attività di contrasto alla contraffazione nei settori dell'abbigliamento, delle calzature, informatico, dell'orologeria e dei gioielli. Non viene trattato il tema dell'alimentare, è spiegato, "per le specificità del contesto normativo ed organizzativo di riferimento di tali categorie". 

Nel periodo considerato  l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza hanno effettuato 172,5 mila sequestri in Italia, con circa 542 milioni di pezzi sequestrati ed un valore stimato complessivo di oltre 5,5 miliardi di euro. Quasi tutte le categorie merceologiche fanno registrate un decremento di sequestri tra il 2008 e il 2018. Crescono solo l'abbigliamento (+8%), accessori per l'abbigliamento (+6%) e, soprattutto, profumi e cosmetici, con una crescita di prodotti intercettati che si attesta sul 199%. 

In numeri assoluti  le categorie merceologiche per le quali si registra il maggior numero di sequestri (in proposito si ricorda l’ esclusione di Alimentari e bevande, Medicinali e Tabacchi) sono gli accessori di abbigliamento con 59.429 sequestri e l’Abbigliamento con 36.650 sequestri che insieme rappresentano circa il 55% del totale sequestri. Seguono Calzature (12,5%), Orologi e Gioielli (8,5%) e Altre merci (7,3%). In coda Occhiali (6,7%), Apparecchiature elettriche (5,9%), Profumi e Cosmetici (0,7%), Giocattoli e giochi (0,5%) e Apparecchiature informatiche (0,1%). Nel 2018 il valore dei prodotti sequestrati per contraffazione è stimato pari a 290,230 milioni di euro.

In Sardegna nel periodo considerato sono stati effettuati 4074 sequestri ad opera dell'Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, con una crescita del 2,36% nel decennio. Con un totale di pezzi sequestrati pari a 3.430.435, per un valore stimato di 48.501.089 euro.   Numeri importanti, anche se il calo tra 2017 e 2028 sfiora il 50%. 

A questi dati vanno aggiunti quelli forniti da altre forze di polizia (carabinieri, polizia di Stato e Municipale), che hanno lavorato nei settori Pirateria e contraffazione:  fra il 2008 e il 2018 i pezzi contraffatti sequestrati dalle diverse Forze di Polizia raggiungono quasi 11,5 milioni di unità, mentre nel solo 2018 ammontano a 461.514 unità.  In Sardegna si hanno 201.509 pezzi sequestrati, con una crescita del 30% tra il 2017 e il 2018. 

Etichettato sotto

La commercializzazione di prodotti contraffatti e l’abusivismo commerciale attualmente rappresentano un fenomeno dai contorni sempre più preoccupanti non solo per l’economia nostrana, in quanto vanno a ledere tutte le attività che operano nel pieno rispetto della legalità, ma soprattutto per la sicurezza e la salute dei consumatori spesso ignari dell’origine dei prodotti che acquistano. Per tali ragioni l’attività di controllo e monitoraggio svolta dalle forze dell’ordine e finalizzata a contrastare la contraffazione e l’abusivismo non si arresta.

Risale a Sabato 19 Settembre la notizia che all’interno di un esercizio commerciale situato nel centro storico di Cagliari, nel quartiere della Marina, nel corso di alcune operazioni di controllo siano stati rinvenuti dalla Guardia di Finanza molteplici capi d’abbigliamento ed etichette contraffatte. Le Fiamme Gialle hanno riscontrato che tra i capi di abbigliamento posti in vendita ben 36 risultavano essere contraffatti, inoltre è stata rilevata la presenza di un numero piuttosto elevato di etichette alterate (circa 467). Queste ultime venivano apposte su diversi capi il cui brand di appartenenza è risultato essere differente da quello riportato nell’etichetta, inducendo così in errore l’acquirente incosciente della non veridicità del prodotto. A conclusione dell’attività di controllo e verifica le Fiamme Gialle hanno provveduto al sequestro di tutti capi ed etichette contraffatte rinvenute all’interno del negozio. Il titolare dell’esercizio commerciale è stato denunciato a piede libero per vendita di capi di abbigliamento recanti marchi contraffatti e frode in commercio.

Tale vicenda mette in evidenza come il fenomeno della contraffazione sia sempre più insidioso e molteplici siano i pregiudizi che possono derivare al consumatore. Infatti i capi contraffatti vengono prodotti al di fuori di procedure disciplinate dalla legge, e pertanto non possono garantire il rispetto degli standard di produzione e conformità stabiliti tanto a livello nazionale quanto a livello europeo, con un grosso rischio per la salute del consumatore.

A tal fine il Ministero dello Sviluppo economico ha provveduto a redigere un “manifesto” contenente una serie di indicazioni che possono supportare i consumatori negli acquisti ed evitare agli stessi di incorrere inconsapevolmente nell’acquisto di prodotti contraffatti. Tra questi suggerimenti vi è quello di rivolgersi sempre a venditori autorizzati in grado di offrire evidenti garanzie sull’origine della merce; diffidare di prodotti generalmente commercializzati attraverso canali ufficiali di vendita che vengono proposti per strada o sulla spiaggia da venditori irregolari, in banchetti e mercatini improvvisati; controllare sempre le etichette dei prodotti acquistati e diffidare di quelli con scritte minuscole o poco chiare o privi delle indicazioni d'origine e del "marchio CE". Tutte le indicazioni in materia di contraffazione possono essere visionate all’indirizzo: https://www.mise.gov.it/index.php/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/proprieta-industriale/lotta-alla-contraffazione . «Conoscere il problema per affrontarlo meglio», così come sostenuto da Mise può rappresentare il primo passo verso la lotta alla contraffazione.

Alghero è da sempre conosciuta come una delle mete balneari più caratteristiche dell’isola, in particolare per la sua storia legata a filo diretto al periodo della dominazione catalano aragonese. La cittadina sulla costa nord occidentale della Sardegna ancora oggi conserva l’impronta del periodo di dominazione catalano-aragonese, tangibile nell’architettura delle sue chiese, dei suoi palazzi, dei bastioni e nella parlata tipica della sua gente.

Domina la Riviera del Corallo, un nome che deriva dalla presenza del pregiato materiale nei suoi fondali, che gli artigiani del luogo hanno imparato a lavorare sapientemente, nel rispetto dell'ambiente, producendo dei manufatti di altissima qualità  

Proprio a causa della sua qualità e del suo elevato valore di mercato, il corallo rosso algherese è diventato oggetto di tentativi di contraffazione. Da qui  nasce  la necessità di proteggere il prodotto. 

Il tipico corallo algherese appartiene alla specie Corallium Rubrum, comunemente chiamata corallo rosso, e viene considerato uno dei più pregiati di tutto il Mediterraneo.

In origine la tecnica di pesca del corallo prevedeva l’utilizzo di strumenti invasivi come la croce di Sant’Andrea, un attrezzo in legno a forma di croce a cui erano assicurate delle reti che sradicando il fondale, avevano conseguenze devastanti sui fondali del mare.

Oggi la pesca del corallo è stata rigidamente disciplinata nelle tecniche e  limitata solo a determinati periodi.  Ci si è inoltre dotati di un marchio di qualità che attesta l’origine del corallo che deve obbligatoriamente riportare il certificato di garanzia “Corallium Rubium ad Alghero”. Il corallo di Alghero si può acquistare nelle numerose botteghe presenti nei caratteristici vicoletti della cittadina.

Particolare attenzione bisogna invece riporre negli acquisti al di fuori del circuito degli esercenti costituito per la tutela del prodotto: un'iniziativa nata grazie alla collaborazione con le associazioni di categoria, Confesercenti, Confcommercio, Agenzia Regionale Laore e sotto la supervisione della Regione. 

 

Pubblicato in Commercio
Etichettato sotto

La contraffazione non rappresenta soltanto un danno per le aziende italiane e per l’economia, ma può essere dannosa anche per i consumatori. Scarpe, borse, portafogli, cinture contraffatte sono realizzate con pellami di pessima qualità, che sono spesso difettosi nell’uso, ma possono anche contenere sostanze chimiche (azocoloranti e conservanti organoclorurati) che nelle produzioni italiane ed europee non sono più presenti per restrizioni normative. Chi acquista questi prodotti consapevolmente (per risparmiare o semplicemente per avere un capo quasi uguale all’originale) spesso ignora il rischio di dermatiti, allergie e disturbi respiratori.

A volte però, l’acquisto del tarocco avviene inconsapevolmente, con l'esborso  di una cifra solo di poco inferiore a quella dell’originale.  In questi casi può essere molto utile leggere l’etichetta che, ricordiamo, deve avere indicazioni chiare delle tappe nelle varie fasi produttive.

In particolare, secondo il Regolamento europeo 1007/2011  un’ etichetta di composizione fibrosa deve riportare:

–    la ragione sociale o il marchio registrato dell’azienda che ha immesso sul mercato il prodotto;

–    il nome per esteso delle fibre tessili che compongono il prodotto stesso (non devono essere utilizzate sigle o abbreviazioni);

–    deve indicare la presenza di “parti non tessili di origine animale”;

–    deve essere scritta in lingua italiana in modo chiaro e ben leggibile;

–    può non essere presente su prodotti che non siano costituti almeno per l’80% in peso da fibre tessili;

–     può riportare il termine “puro” o “tutto” se il prodotto tessile è composto interamente da una sola fibra. La tolleranza di altre fibre all’interno dei prodotti definiti al 100% di un’unica fibra o con la dicitura “puro” è equivalente al 2% del peso del prodotto; essa viene estesa al 5% nel caso di prodotto cardato;

–    nel caso di prodotti costituiti da più fibre composte NON è obbligatoria la dichiarazione della composizione dettagliata per le fibre che non raggiungono il 30% del peso totale;

–    deve specificare la percentuale di tutte le fibre presenti, fatte salve le tolleranze e i criteri d’uso della dicitura “altre fibre”;

–     può riportare il termine “altre fibre” fino ad un massimo del 10% del peso totale del prodotto;

–    può non indicare la composizione di un ricamo, se questo non supera il 10% del peso totale del prodotto.

Può contenere anche:

–    i nomi commerciali delle fibre, ma come informazioni nettamente separate dalla composizione percentuale. I capi allestiti con tessuti di differente composizione fibrosa devono riportare sull’etichetta ogni componente in modo distinto (es. lana lato esterno – cotone lato interno); è possibile non etichettare separatamente le componenti presenti in quantità inferiore al 30% del peso totale del prodotto.

Pagina 2 di 2