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La contraffazione di prodotti alimentari è una frode alimentare tra le più diffuse e redditizie su scala globale. Uno dei prodotti maggiormente interessati dal fenomeno è l’olio extravergine d’oliva di origine italiana, il cui prezzo medio è approssimativamente doppio rispetto a quello dell’olio di origine greca, spagnola o tunisina.

Nonostante non esista ancora una norma condivisa a livello europeo, il Comitato per la standardizzazione, identifica la frode alimentare come “un’azione volontaria che causa discrepanza tra le indicazioni di un prodotto e le sue caratteristiche, al fine di implementare i profitti”.

Le frodi alimentari sono classificabili in  sanitarie (vendita di prodotti nocivi per la salute) e commerciali (descrizione errata che causa una perdita economica al consumatore).  La produzione e la vendita dell’olio d’oliva sono interessate soprattutto dalle frodi commerciali, le quali sono catalogabili in contraffazione (la merce sembra diversa e più pregiata rispetto al reale valore) e in falsificazione (sostituzione di un prodotto con uno meno pregiato).

L’olio extravergine d’oliva è il più colpito dalla contraffazione, perché ha un valore superiore a quello degli altri olii ed è facilmente manipolabile. Le contraffazioni più comuni sono:  miscelazione con olii meno pregiati, l’uso di coloranti per un aspetto migliore, la sostituzione con altri olii vegetali, la produzione di oli DOP (a denominazione protetta) da olive raccolte in zone esterne alla zona di riferimento e la scorretta etichetttura.

L’individuazione di un olio contraffatto richiede verifiche tecniche e una prova sensoriale da effettuarsi nei laboratori preposti. I consumatori, che non hanno la possibilità di fare queste verifiche, devono prestare attenzione a tre parametri: etichetta, sapore e prezzo.

In base a un Regolamento UE n. 29 del 2012, l’etichetta deve riportare:

- denominazione di vendita (es. olio extravergine di oliva)

- designazione dell’origine (solo per l’extravergine e il vergine; es. “miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea”)

- informazione sulla categoria di olio (es. “olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”)

- quantità netta (es. “0,75 litri”)

- termine minimo di conservazione (es. “da consumarsi preferibilmente entro …”)

- condizioni particolari di conservazione (es. “da conservare al riparo della luce e dal calore”)

- nome o la ragione sociale e indirizzo del responsabile commerciale del prodotto

- lotto (ovvero, la partita alla quale appartiene una derrata alimentare)

- dichiarazione nutrizionale (indicazioni obbligatorie: valore energetico in kJ e kcal, quantità di grassi e acidi grassi saturi, carboidrati e zuccheri, proteine e sale, da esprimere in grammi)

- campagna di raccolta (per l’extravergine e il vergine, solo se il 100% dell’olio contenuto nella confezione proviene da tale raccolta; es. “Campagna di raccolta olive 2019/2020”)sede dello stabilimento di confezionamento [località e indirizzo, secondo il D. Lgs 15 settembre 2017, N. 145; non si applica agli oli preimballati, fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’UE o in Turchia o fabbricati in uno Stato membro dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE)]

Infine oltre all’etichetta e all’assaggio, il prezzo è un indicatore di affidabilità: se è troppo basso, il consumatore si dovrà insospettire. Tenuto conto dei costi di produzione, un buon olio extravergine di oliva costerà almeno 8 € al litro. Con questi accorgimenti i consumatori potranno quindi acquistare l’originale olio di oliva.



Si chiama Smishing: è la nuova tecnica di truffa telematica architettata per svuotare i conti delle ignare vittime. Non basta più un falso sms inviato dal sistema operativo che si spaccia per quelle della banca di cui si è clienti. A convincere il correntista che non si tratti di un raggiro arriva anche una telefonata di un sedicente operatore di sportello. La truffa è stata scoperta dalla Polizia Postale della Questura di Cagliari. Pubblichiamo di seguito  il comunicato ufficiale della Questura per mettere in allerta i consumatori sardi. 

La sezione Financial Cybercrime della Polizia Postale di Cagliari, con il coordinamento del Servizio Polizia Postale di Roma e sotto la direzione della Procura della Repubblica di Cagliari, ha denunciato in stato di libertà due soggetti, uno residente a Marigliano (NA) e l’altro a Pomigliano d’Arco (NA), perché ritenuti responsabili dei reati di frode informatica e truffa attraverso il sistema dello SMISHING.

L’attività investigativa, svolta dal Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Cagliari, è nata dalla denuncia di una cliente il cui conto corrente online di un noto istituto di credito è stato oggetto di un accesso informatico abusivo che ha generato un bonifico fraudolento dell’importo di € 14.100 a favore di un conto corrente di altra banca nonché di due prelievi in contante effettuati tramite sportello ATM dell’importo complessivo di 280 €.

La denunciante ha raccontato di aver ricevuto sul proprio telefono cellulare un messaggio, apparentemente proveniente dalla sua banca, che la informava che, per aderire alla nuova normativa sulla sicurezza, il suo account era stato disabilitato e per riabilitarlo doveva riaccedere alla banca attraverso un link, contenuto nello stesso messaggio, che l’ha riportata su una pagina esattamente identica a quella dell’home banking del proprio istituto di credito. Dopo aver inserito i dati della carta di credito, le è apparsa una finestra di dialogo che le preannunciava che sarebbe stata contattata da un operatore. Effettivamente, poco dopo, un sedicente impiegato della banca l’ha contattata rappresentandole che erano stati registrati movimenti sospetti sul suo conto associato alla carta di credito e che era necessario accedere a quest’ultimo dall’applicazione installata sul suo cellulare. Seguendo le indicazioni ricevute, la signora ha inserito le proprie credenziali ed ha fornito, al sedicente operatore, il codice di sicurezza fornitole dall’APP. Subito dopo, come indicatole, ha disapplicato l’applicazione della banca dal suo smartphone.

Dopo avere raccontato al marito l’accaduto, insospettita, ha avuto la possibilità di verificare che era stato già disposto dal suo conto on line un bonifico istantaneo e che erano stati fatti prelievi, presso uno sportello bancomat, in modalità cardless.

La signora si è quindi immediatamente recata presso gli uffici della Polizia Postale di Cagliari per sporgere denuncia. La tempestività della notizia ha permesso al personale di polizia di identificare e bloccare il conto corrente del destinatario del bonifico, impedendo in tal modo che le somme giacenti venissero monetizzate.

Successivamente, attraverso un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Cagliari su richiesta del Sostituto Procuratore dr.ssa Diana LECCA, è stata recuperata la somma di 9.500 euro.

L’attività investigativa ha permesso di individuare il soggetto intestatario del conto corrente beneficiario del bonifico, ed ha permesso altresì, anche attraverso investigazioni tecniche, di individuare il soggetto, con numerosi e specifici precedenti di polizia, che ha effettuato i prelievi, presso un ATM di un paese campano, con la modalità cardless.

 

La truffa ai danni di alcuni consumatori arriva via sms. Attraverso un messaggio inviato sullo smartphone viene chiesto di versare un'ulteriore somma di denaro per poter ricevere il proprio ordine effettuato online. “Un riscatto” che nessun sito di e-commerce richiede.

Durante la pandemia di Covid-19 è cresciuto a livelli vertiginosi il numero di acquisti effettuati attraverso le piattaforme online. Si basa proprio sulla recente impennata dei flussi di vendita telematica la nuova trovata di alcuni truffatori che, inviando un sms apparentemente ufficiale sui telefoni dei malcapitati, invitano a cliccare su un link per inserire i propri dati personali, tra cui quelli della carta di credito, e poter così “sbloccare” la consegna prevista pagando 2€.

Nessuna azienda che si occupa di vendite online prevede questo genere di pagamenti in fase di consegna: è una truffa.

Per Polizia Postale è phishing

La Polizia Postale segnala che si tratta dell’ennesimo episodio di phishing: un raggiro che consiste nel tentativo di raccogliere dati degli utenti attraverso annunci-trappola, ad esempio via sms o via mail.

Lo schema è sempre lo stesso: si riceve un messaggio in cui, riferendo problemi di varia natura, si invita l’utente a fornire i propri dati riservati. Solitamente è presente un link che rimanda a un sito web solo apparentemente ufficiale. Nel momento in cui il malcapitato inserisce i propri dati riservati, questi entreranno in possesso dei criminali.

Cosa fare per proteggersi?

Il consiglio della Polizia Postale è quello di non cliccare mai su link contenuti in degli sms anche se potrebbero sembrare provenienti da canali ufficiali.

Se credete comunque che il messaggio ricevuto sia autentico collegatevi al sito su cui avete effettuato il vostro ordine digitando il nome dell’azienda direttamente sul motore di ricerca: in questo modo avrete la certezza di accedere al sito ufficiale. Ricordiamo che oltre a denunciare gli illeciti alle Autorità competenti è possibile chiedere l’assistenza dei nostri esperti.

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